La diatriba Omeopatia/Medicina ha oltre 200 anni

La diatriba Omeopatia/Medicina ha oltre 200 anni

La diatriba Omeopatia/Medicina c’è da oltre 200 anni e continuerà ad esserci ancora per molto. Dalla corrispondenza fra il dottor Andrea Grieco e il dottor Antonio Colasanti di cui riportiamo una lettera messa a disposizione da quest’ultimo.

    «Carissimo Tonino,

 le responsabilità sono equamente distribuite e secondo me sono partite dagli omeopati, quando hanno cominciato a parlare di Medicina omeopatica, in una sorta di contrapposizione fra questa e l’altra Medicina.

Se esistesse solo la Medicina omeopatica, ci sarebbe subito un’ecatombe, di tutte quelle persone affette da eventi acuti, come per esempio, infarti del miocardio, edemi polmonari, crisi anafilattiche, ictus, coliti ulcerose ad esordio acutissimo con sanguinamenti intestinali irrefrenabili rispondenti solo a immunosoppressori (neanche ai boli di corticosteriodi), patologie dove nessun medico si sognerebbe di attuare un trattamento con diluizioni centesimali quando a minuti il paziente può morire. La Medicina è una sola e meno male che non è solo “omeopatica”. Tra l’altro, anche Il nome “omeopatica” è infelice, perché dal punto di vista etimologico vuol dire “sofferenza del simile”. Meglio sarebbe chiamarla “approccio omeoterapico alla malattia” o “regolazione omeofarmacologica sistemica”.
Finché si continuerà con questo storia della Medicina omeopatica come forma totalmente autonoma di arte del guarire, si partirà subito con le contrapposizioni assurde.
Ovviamente chi rende tutta la questione una guerra di trincea, sono gli enormi interessi economici che stanno dietro le varie posizioni… finché chi si interessa di salute non metterà al centro il sofferente, cercando di offrirgli la miglior soluzione possibile, le cose non cambieranno.

Ci sono tanti altri equivoci, in essere, che vorrei smascherare, da una parte e dall’altra degli schieramenti.
Gli allopati si stupiscono quando si dice che il rimedio omeopatico porta una informazione elettromagnetica che interagisce positivamente o negativamente (motivo per cui non si può prescrivere un rimedio omeopatico come se fosse “acqua fresca”) con il corpo energetico/elettromagnetico della persona. .Vorrei ricordare, a chi fa finta di non saperlo, che la Risonanza Magnetica Nucleare, metodica super-scientifica, sfrutta a scopo diagnostico l’allineamento forzato dello spin magnetico delle cellule. In pratica, ogni cellula ha un asse magnetico, che subisce un allineamento forzato secondo un campo di forza magnetica generato da un selenoide esterno. La RMN allinea gli assi magnetici di tutte le cellule della zona oggetto di studio.

Domanda ai quei Colleghi che si sentono “sapientoni”, depositari della verità: se c’è un asse magnetico sfruttato dalla Radiologia diagnostica, è così assurdo pensare che un rimedio omeopatico possa, con la sua informazione elettromagnetica, interagire con il magnetismo cellulare, che si sa essere fondamentale per la salute cellulare?!
Inoltre, il campo magnetico terrestre è fondamentale per la salute dell’uomo, tanto che in condizioni di microgravità quali quelle sopportare dagli astronauti, si verificano rimaneggiamenti nella distribuzione dei liquidi cefalorachidiani, con alterazioni delle dimensioni degli spazi liquorali soprattutto al vertice del cervello. Questo si esprime con disturbi che a seconda della lunghezza della permanenza nello spazio, possono essere anche piuttosto gravi. Ritorna anche in questo caso il rapporto fra magnetismo e salute. Il rimedio omeopatico subisce migliaia di succussioni, che possiamo equiparare ad uno sfregamento protratto fra le varie strutture molecolari… E che gli sfregamenti generino campi magnetici, ci siamo ben resi conto sin da bambini quando sfregando una bacchetta di plastica o vetro su un braccio, questa di carica magneticamente.

Attualmente, non siamo in grado di misurare le energie ultrafini sprigionate da un rimedio omeopatico… non esiste un oscilloscopio a rumore di fondo zero… quando verrà inventato, l’effetto del rimedio omeopatico verrà dimostrato e le diagnosi non saranno più fatte su una alterazione biochimica ma su una alterazione elettromagnetica (le malatttie su diagnosticheranno quando ancora non sono malattia in senso attuale).
Un’altra posizione che mi lascia perplesso è la posizione denigratoria verso il presunto effetto placebo esercitato dal rimedio omeopatico.
Dico: magari si potesse guarire il 100% dei malati con un placebo!! Sarebbe l’apoteosi della Medicina! Purtroppo l’effetto placebo arriva al 40, forse 50% dei casi… il che non è poco. Dedicherò un libro a questo argomento del placebo e nocebo.
Tutti coloro che sono interessati a spargere del bene, dovrebbero dire: “Non sappiamo con certezza come agisce un rimedio omeopatico, ma se questo mi dà guarigioni nel 40-50% dei casi senza alcun effetto collaterale, ben venga!”.
Invece si preferisce da parte di tanti, prescrivere sempre e comunque “veleni” farmacologoci di cui sappiamo molto poco anche dopo che sono stati commercializzati ( quante volte sono stati ritirati farmaci che avevano passato tutti gli studi preliminari, ma che poi hanno o ucciso o creato gravi patologie d’organo?!).

Riguardo all’Omeopatia, c’e secondo me un solo grave pericolo: il medico omeopatico!
Purtroppo, essendo la prescrizione omeopatica un lavoro di raccolta di sintomi, non per capire le cause profonde che sottendono ad ognuno di loro, ma per arrivare a prescrivere il simillimum, o grazie alla esperienza del medico o grazie ad un programma per PC, in genere viene omessa la fase diagnostica ematochimica, strumentale ma soprattutto semeiologica fisica: detto semplicemente, non visita il paziente!
Ecco il grande pericolo: il medico che non visita! Questi può essere allopata o omeopata, ma sempre pericoloso è
Da sempre chiedo se i pazienti vengono visitati… ho notato che se fra gli allopati la visita è diventata rara, fra gli omeopati lo è ancor di più (rara).
Il medico che non visita è una mina vagante per la salute di chi la cerca, ed andrebbe inviato a visitare o a cambiare mestiere.
Grazie per la pazienza nel leggere una mail così lunga.
Un abbraccio fraterno.»

18 agosto 2018